MU è una società di produzione cinematografica nata (come la sua founder) nell’era digitale. Caratterizzata da una densità di informazioni annichilente, da esperienze alimentate 24/7 da algoritmi e da un azzeramento della distanza tra ciò che può essere immaginato e ciò che esiste, è un’era la cui generazione vede il piano virtuale come più reale del reale.. E’ una generazione slegata dai limiti spazio-temporali, con un senso del sé molto fluido, e che parla per immagini. Questo è il nostro punto di vista – subatomico – del mondo.
Se nei primi 2000 la figura del filmmaker faceva la storia del cinema, oggi anche quella figura – dopo essersi inevitabilmente fusa agli occhi del pubblico con quella del videomaker agli eventi – si è frammentata, ricomposta. Non solo i creators di oggi sono autodidatti, ma sperimentano lo strumento audiovisivo (in tutte le sue forme) con un costo di produzione e distribuzione pari a 0, in maniera veloce e intuitiva.
Crediamo che proprio il cinema, questo linguaggio parlato così spontaneamente dalla nostra generazione, possa offrire qualcosa al solipsismo dilagante. Il cinema resta un’arte collettiva, che ha come materia viva il dialogo. Noi vogliamo tesserci una rete.
Miriamo a creare una rete di giovani che desiderano sperimentare il mezzo audiovisivo senza il peso della tradizionale pipeline di produzione cinematografica. Offriamo gli spazi, le risorse fisiche e umane, le occasioni, i progetti, l’esperienza, di tutti i tipi.
Vogliamo creare occasioni orizzontali attraverso le quali non solo possiamo imparare cosa sia il cinema, ma anche discutere la nostra posizione nella storia, sensibilizzare la giovane comunità cinematografica su questioni politiche, economiche, sociali e culturali, come queste siano interconnesse e come si possa essere orgogliosi e consapevoli quando si dice “sono un regista”.
Intendiamo produrre film, sì, ma in generale qualsiasi cosa che possa essere vista e ascoltata, quindi sono benvenute opere d’arte, neurocinema, videogiochi ibridi, fiction interattive, ecc. Vogliamo creare uno spazio, per esempio, per cortometraggi che assomigliano più a dei TikTok. Miriamo a dare valore a questi tipi di media come nuova forma di espressione, e il nostro sforzo sarà di farli crescere spontaneamente.
Non è un tema preciso quello che ci interessa, quanto piuttosto i tipi di processi, di linguaggi, di situazioni che i progetti possono e/o sono in grado di creare.
Ci interessano le alternative laterali al problema dell’audiovisivo in Italia, che ripensino tutta la filiera, dalla formazione alla promozionein virtù del nuovo assetto sociale e tecnologico.
Il nome della società vuole incarnare quindi la visione “subatomica” del mondo. Mu è la particella più piccola, quella di cui non si può conoscere movimento e posizione allo stesso tempo. Mu è il locale nel senso più microscopico, più piccolo del singolo bit di memoria di una persona in un dato tempo, l’impossibile da afferrare. È l’esatto contrario dell’Universale, e non aspira a diventarlo. Non vogliamo diventare colossi, ma proprio restare piccoli, nella misura in cui piccolo significa essere in grado di cambiare e adattarsi. Di fatti, la nostra ambizione non è piccola, è assoluta – come il coefficiente di gravità dei corpi celesti.
Vogliamo essere quindi una stazione spaziale, un’orbita intorno alla Terra. Sappiamo di appartenere ad un mercato e ad un’industria, ma non siamo e non saremo confinati ai limiti semantici che questi implicano.